Cattivi pensieri, a cura di Giampiero Romiti

Nuovo corsivo da parte del noto giornalista che concentra il suo fondo sulla crisi del Porto

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PORTO IN CRISI? TUTTI CONTRO DI MAJO… – Il coro degli “angioletti” è unanime. Stentoreo. E stupendamente intonato. Scalo marittimo strangolato dalla crisi? Colpa solo ed esclusivamente del presidente dell’Authority Di Majo. Il quale, secondo un esperto di portualità e colui che è unanimemente considerato il top dei top dell’Ente, Gianni Moscherini, viene crivellato di colpi con eccessiva superficialità, trascurando colpevolmente  l’eredità raccolta. Di questo però avremo modo di parlare soltanto dopo aver riportato le dure accuse rivolte all’establishment dell’Autorità Portuale. Accuse piovute subito dopo il tavolo di crisi voluto proprio da Di Majo e che sono incominciate con il presidente della Compagnia Portuale, Enrico Luciani. Che, tanto per rendere addirittura roventi le sue dichiarazioni rilasciate al giornale telematico “Etruria News , inizia con paurose randellate all’Enel.  <E’ raccapricciante – tuona –  sentirsi dire che abbia voluto dimostrare la propria vicinanza alla città con la donazione di 50 (cinquanta – ndr -) mascherine per difendersi dal contagio da coronavirus, dimenticando di aver inquinato in lungo e in largo il territorio>. Non solo il colosso elettrico nel mirino del “re dei camalli”, ma anche <RTC  che – rimarca alzando il tono della voce e gonfiando le vene del collo – doveva rappresentare il “Gate of Hearth of Italy” e invece si vede una banchina vuota per via di una concessione (già, la stessa di cui non si può incolpare Di Majo – ndr -) che impedisce a chiunque di poterla utilizzare. Finiti i tempi delle vacche grasse con crociere e collegamenti con le isole, il porto è praticamente morto. Inutile, poi, confidare sui contrainer visto che ne arrivano col contagocce e soprattutto vuoti>. Poi la spingardata finale, “dedicata” a Di Majo (“auspico la sua defenestrazione”)  e al suo braccio destro, il segretario generale Macii, ai quali <invio fin da questo momento l’avviso di sfratto e – termina sempre ad altissimo volume, Luciani – si preparino al peggio perché dopo la pandemia i dipendenti della Compagnia Portuale scateneranno il finimondo>. Dal leader dei camalli Enrico Luciani alle sigle sindacali Filt Cgil e Ugl Mare il passo è brevissimo e la valutazione dello “sconsiderato” tavolo di crisi potete facilmente immaginarla. <Dall’incontro, sia pure a distanza, – attaccano Alessandro Borgioni e Fabiana Attig – non abbiamo cavato un solo ragno dal buco. E’ soprattutto emersa, da parte del presidente Di Majo, un’incredibile mancanza di presa di coscienza con la dura realtà che affligge il nostro porto. Inutile perdersi  in stucchevoli giri di parole – schiacciano il piede sull’acceleratore mandando su di giri la critica – Le attuali, enormi difficoltà vanno aggredite con prontezza e decisione. Ci saremmo aspettati un impegno energico presso Regione e Governo per l’ottenimento di un grosso sostegno per lo scalo che, troppo spesso si dimentica, è un “ramo” strategico di Roma Capitale. Sarebbe stato opportuno – l’attacco diventa frontale – che il presidente Di Majo avesse evitato di ricorrere ad inutili proclami sulla sua attività lavorativa, ben sapendo che in talune circostanze cruciali di questa gravissima congiuntura non lo abbiamo mai trovato in prima linea perché fuori sede, non si sa bene per quali motivi. Siamo naturalmente preoccupatissimi – concludono – per questa spaventosa crisi e ancor più per il fatto che il tavolo tecnico è purtroppo servito soltanto a confermare il dramma economico-commerciale>. E, tanto per gradire, sono arrivate pure le “sberle” della Lega con il coordinatore regionale Daniele Giannini e quello locale, nonché consigliere comunale, Antonio Giammusso. Entrambi, prima ancora di occuparsi di Di Majo, non hanno esitato a stigmatizzare il comportamento della Fit Cisl, “colpevole” di aver rilasciato una “testimonianza” favorevole all’azione prodotta dal presidente dell’Authority in questo difficilissimo periodo: secondo i salviniani è stata addirittura un insulto (ohibò!) all’intellligenza delle persone comuni e dei lavoratori. L’attacco alla sigla sindacale è però una quisquilia rispetto a quello velenoso portato contro il leader di Molo Vespucci. <La pesante perdita dei traffici – rimarcano con gli occhi di fuoco, G&G – e l’incerto periodo di Port Mobility e Pas, stanno affossando uno scalo che rischia di passare dalla ribalta internazionale, raggiunta grazie al lavoro dei predecessori (plurale bizzaro… – ndr -) di Di Majo, ad una misera retrocessione tra le strutture portuali di scarsa importanza. Questo il quadro di una tragica situazione – l’acuto definitivo fa accapponare la pelle – e, ritenendo che il presidente mai e poi mai rassegnerà le dimissioni,  ci auguriamo che tutto il Pd e il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, chiedano al ministro De Micheli l’immediato commissariamento dell’Authority. La Lega come Filt Cgil, Ugl Mare e Enrico Luciani, dunque. E, sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, le rappresentanti di Fratelli d’Italia, Galizia e Morbidelli (“Di Majo e la Macii in soli quattro anni hanno raso al suolo il porto”).

… MA IL PASSATO NON SI CANCELLA – Emerge, insomma, un dato incontrovertibile: bisogna far fuori Di Majo.  Opinabili o no, tutti giudizi negativi riguardo all’operato dell’attuale presidente dell’Authority. Non mancano, però, delle voci fuori dal coro. Spese non tanto per gettare un ciambella di salvataggio al massimo esponente di Molo Vespucci, quanto per dipingere con maggiore completezza il quadro dell’attuale incertissima  situazione. Sostiene un ESPERTO molto competente (che ha chiesto l’anonimato) – oggi in pensione ma con un pregresso occupazionale nel settore della portualità – che Di Majo il più grande errore lo ha commesso nel momento in cui ha inteso riportare una buona dose di legalità, perdutasi nel corso degli anni nelle pieghe dell’indifferenza, tra i dipendenti dell’Ente, impegnati a coltivare il proprio orticello e non a fare squadra per il bene dell’Ente. Di lì, afferma l’esperto, è iniziata la sua “via crucis”, che ha adesso toccato il punto più alto in conseguenza dell’epidemia che <certamente – dice con voce pacata – non l’ha portata lui>. <Luciani non sbaglia quando urla che il porto sta affondando – prosegue – Ma  la sua comprovata onestà intellettuale non può, e nè dovrebbe !, non riconoscere che la scintilla che ha fatto divampare spaventosamente la crisi è stato l’abbattimento del Silos e  la mancata realizzazione della darsena grandi masse, che ha sferrato un colpo tremendo al merceologico. Luciani cita poi la RTC, ma sa bene, anzi benissimo, che al riguardo Di Majo ha ben poca responsabilità rispetto al danno prodotto da chi in passato ha “governato” la stanza dei bottoni dell’AP>. Il pensiero vola poi sui sindacati e sempre con calma l’esperto sottolinea che <Oggi giustamente denunciano lo stato comatoso dello scalo e dico: era ora che si facessero sentire! Per troppi anni difatti – va avanti – hanno solo raramente sollevato qualche eccezione sulla conduzione dell’Authority. Evidentemente le OOSS erano maggiormente affaccendate in faccende che non fossero esattamente pertinenti allo sviluppo dello scalo. Mi fermo qui e chi vuol capire capisca>. <Per concludere – sospira – solo pochissime battute sui leghisti Giannini e Giammusso. Sono d’accordo che debbano tenere una posizione rigida in base alla propria appartenenza partitica in antitesi a quella di Di Majo. Avrebbero, però,  fatto meglio a contare fino a dieci prima di rimarcare “il raggiungimento della ribalta internazionale grazie al lavoro dei predecessori dell’attuale presidente”. Forse è da poco che affrontano le tematiche portuali, altrimenti, dato il bizzarro plurale usato (predecessori), saprebbero che uno di loro,l’ex presidente Ciani, venne commissariato e credo che una decisione così grave, presa dall’alto, non dovrebbe aver spinto il porto in Paradiso. Comunque capisco i bravi leghisti: avessero affermato “grazie al lavoro del predecessore…” il singolare sarebbe apparso una benevolenza smielata nei confronti del dottor Pasqualino Monti, per cui hanno forse preferito commettere consapevolmente la solare gaffe, sperando che passasse inosservata.>  A questo punto la palla non viene assolutamente buttata in tribuna e finisce tra i piedi di colui che è tuttora considerato il big dell’Authority nostrana, Gianni Moscherini.  Cristallina la sua opinione sulle cause di questa  spaventosa crisi e sulla gestione di Di Majo. <L’attuale presidente non è certamente esente da colpe ed ha commesso sbagli dovuti alla sua inesperienza e a cattivi consiglieri – sottolinea Moscherini – Ma la parabola discendente del porto è coincisa, per la miopia della politica, con l’avvento di Ciani alla guida dell’Authority nel 2007. Le porte del declino dello scalo di sono aperte col bloccaggio del progetto delle “Autostrade del Mare”e successivamente con la demenziale decisione, di Ciani naturalmemte, di affidare la gestione del terminal container all’armatore Aponte che, essendo il “padrone” del “Tanger Med” in Marocco colosso mondiale del settore, ovviamente non avrebbe mai permesso che la struttura locale potesse provocare una pericolosa concorrenza a quella nordafricana. Al piramidale errore di Ciani, come se non bastasse, s’è aggiunto quello di Monti, che ideò di trasformare la darsena grandi masse in terminal per i contenitori, ma alla gara d’appalto indetta non si presentò nessuno.  Infine venne impedita la realizzazione di un’opera epocale quale il Terminal Cina, che avrebbe permesso alla città e al porto di Civitavecchia di raggiungere una dimensione stratosferica. Senza dubbio alcuno la crisi ha avuto inizio con Ciani e via via è diventata una slavina inarrestabile. E’ importante tuttavia ribadire con forza – conclude il collezionista di cariche importanti: segretario nazionale aggiunto della Filt Cgil, consigliere comunale, presidente del massimo consesso cittadino, prima segretario generale e poi presidente dell’Authority e infine Primo Cittadino – che dal 2007 in poi  poco o niente i massimi dirigenti dell’Ente sono riusciti a progettare, limitandosi a svolgere compitini inadeguati ad agevolare il decollo del porto. La crisi odierna, a mio avviso,  è pertanto figlia della comprovata incompetenza di chi, dalla data ricordata, è stato chiamato a dirigere l’Ente di Molo Vespucci. C’è poco da fare, per guidare un bolide di formula 1 (così Moscherini considera il nostro porto per la sua enorme  potenzialità  – ndr- )  e farlo sfrecciare sulla pista a 300 all’ora ci vuole talento, coraggio, fantasia, lungimiranza e maestria.  Senza queste doti è impossibile sperare di evitare un devastante tracollo>. Così è (se vi pare), secondo Mocherini. E la domanda sorge spontanea:  continuerà ad impazzare il caleidoscopio di intemerate contro Di Majo? Certo che sì, ci mancherebbe. Ma forse salterà fuori pure qualcuno che per esaminare la spaventosa crisi di oggi, non potrà non tener conto degli errori di ieri.