Cattivi pensieri, a cura di Giampiero Romiti

Nel corsivo del noto giornalista spazio al progetto di Fiumaretta e alle guide "forestiere" delle aziende pubbliche locali

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WELCOME TO THE FIUMARETTA CENTER. Non c’è dubbio: “ingleseggerà” vistosamente questa insegna luminosissima (di sicuro gigantesca ) sull’outlet-grandi firme  nella “pianura” della Fiumaretta,  a due passi dal Camposanto e da un depuratore capace di profumare tutti coloro che decideranno di acquistare esclusivi capi di abbigliamento cinque stelle extra lusso. Trentaquattro i negozi, sicuramente arredati alla grande, ridondanti di modernità da urlo per attrarre, a mò di potentissima calamita, la maggior parte dei crocieristi di rientro dall’obbligatoria visita nella Capitale: questa la legittima aspettativa degli investitori, altrimenti la zona anziché rivelarsi un “Welcome Center” si trasformerebbe in una delle tante desolanti “cattedrali nel deserto”. Al riguardo, inutile nasconderlo, una certa preoccupazione deve aver assalito i “titolari” degli elegantissimi negozi, se è vero che l’opportunità di acquistare articoli pregiati non spetterà solo ed esclusivamente ai suddetti crocieristi, ma pure ai passeggeri diretti in Sardegna. Come dire: ancor prima di aprire i battenti, con conseguente prevedibilissima inaugurazione in grande stile, s’è registrata una variante di non poco conto rispetto a quanto sbandierato originariamente. <Effettivamente – afferma il presidente della Confcommercio, Graziano Luciani – la struttura che ha ottenuto l’ok dall’attuale maggioranza, mi lascia a dir poco perplesso>. Il  perché di parole così cariche di dubbiosità è immediatamente spiegato. <Sono difatti fortemente scettico – sottolinea – per la tipologia dell’outlet. Se partiamo infatti dal principio che, almeno sulla carta, la stragrande maggioranza dei potenziali acquirenti dei lussuosi articoli dovrebbe essere costituita dai crocieristi in transito nel “centro” solo in fase di reimbarco ovvero dal pomeriggio in poi, significa che i negozi resteranno aperti solo poche ore al giorno. Davvero non riesco a comprendere fino in fondo un’importante iniziativa del genere , concepita in questo modo assolutamente singolare>. Come dire: non ha alcun senso effettuare un importante investimento senza avere la sicurezza di un ritorno consistente. E per accentuare maggiormente la propria contrarietà al “Welcome Center”, questa l’amara conclusione di Luciani: <A prescindere da quanto detto, considero la scelta fatta dai grillini assolutamente incauta. Sono inoltre fortemente dispiaciuto che il sindaco Tedesco non abbia mantenuto la parola data in campagna elettorale e cioè che quel “centro” non avrebbe mai visto la luce>. Confcommercio contraria dunque, ma ormai è andata, nel senso che la maggioranza, correggendo il progetto della Cozzolino’s band, ha messo in cassa (forte) dodici milioncini di euro tondi tondi per cui a nulla è servito urlare la propria contrarietà e a dispensare promesse da marinaio prima dai banchi dell’opposizione e dopo nelle piazze per guadagnare vagonate di consensi. Le considerazioni di Graziano Luciani meritano, però, una seria riflessione. Il presidente di Confocommercio, vale la pena ribadirlo, ha ritenuto difatti paradossale che le serrande dovessero alzarsi soltanto nel tardo pomeriggio (per i crocieristi) ed offerto, così, la ghiotta occasione agli esponenti dell’esecutivo di permettere pure a chi si imbarca per l’isola sarda di “visitare” i lussuosi  esercizi. Può significare qualcosa questa modifica del “piano” iniziale? Chissà. Non sarebbe certamente la fine del mondo se col passare di qualche mese si facesse strada pure l’idea di spalancare le porte del “Welcome Center” sia ai civitavecchiesi che a tutti coloro che capitano da quelle parti. Sai com’è, business is business (traduzione per i duri di comprendonio: gli affari sono affari!)

NEMO PROPHETA IN PATRIA. Abbiamo cominciato, qui sopra, con l’inglese e finiamo con il latino. Beh, se non è una domenica bestiale poco ci manca. Calma e gesso, però: i “cattivi pensieri” hanno sempre e comunque un loro significato. E cioè: al di là del “Welcome Center” pur caratterizzato da tutte le critiche possibili e immaginabili, il rifiuto preconcetto di  premiare fior di professionisti ed intellettuali nati, cresciuti e pasciuti in Civitavecchia rientra in una sorta di becera regola stabilita in base a chissà quale “cazzata” elaborata nelle stanze del potere, evidentemente occupate da autentici guappi di cartone o palloni gonfiati che dir si voglia. Ad offrirci l’occasione di scrivere queste poche righe è stato un magnifico articolo apparso nei giorni scorsi sulla cronaca locale de “Il Messaggero”, che assai argutamente (complimenti all’autore del pezzo) ha rilevato che alla guida degli Enti Pubblici (locali) più importanti non ci sia traccia di un nostro concittadino. Insomma: tutti “profili” (per carità preparatissimi e competenti!) provenienti da altre città: fino a poco tempo fa CSP diretta da Francesco De Leva (ora è possibile che possa essere incoronato un illustre indigeno, ma non è detto e comunque sarebbe l’eccezione che conferma la demenziale regola); l’Autorità Portuale in “mano” a Francesco Maria Di Majo; l’Asl Rm4 guidata dal dottor Giuseppe Quintavalle e di recente la conferma di Antonio Passerelli commissario dell’Ater. Morale della verità vera: tanto per parafrasare all’incontrario il genialissimo Checco Zalone (ricordate il famoso motivetto “siamo una squadra fortissimi…?), siamo una “città stronzissimi…” Il resto della canzoncina? Eccolo: “con una classe dirigente senza attributi, malata cronicamente di invidia, incline a provare sadica felicità nell’umiliare le eccellenze civitavecchiesi”. Che non sono poche.

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