Cattivi pensieri, a cura di Giampiero Romiti

Stipendi d'oro in Porto, nuove e vecchie gestioni a Molo Vespucci: sono i temi dell'ultimo corsivo di Giampiero Romiti

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STIPENDI D’ORO D’AUTORITA’ (PORTUALE). Ormai lo sanno pure i sassi: il solo ed unico scopo nell’ecosistema di taluni gazzettieri o moralisti-juke box (a totale disposizione di chi infila la moneta per ascoltare il “motivo” preferito) di sparare a ripetizione contro l’attuale establishment del “tempio” di Molo Vespucci, alias Autorità Portuale, è di destabilizzarlo, talvolta di deriderlo e comunque di farlo passare come il cancro incurabile della gravissima crisi che attanaglia lo scalo marittimo. Vabbè, ci sta. Anche e soprattutto perché le opinioni (tutte!!!) vanno rispettate. A patto però che sul piatto della bilancia debbano essere tuttavia messi gli stessi pesi e le stesse misure. Deontologia e obiettività lo impongono. Sacrosantissimo, insomma, crivellare il presidente Di Majo se non opera con competenza e professionalità; evidenziare inchieste giudiziarie riguardanti il/la segretario/a generale o i vertici della Pas (Port Authority Security): il dovere di cronaca assolutamente deve elevarsi al di sopra di tutto e di tutti. Quel che però stupisce è che le tessere del mosaico portuale non sempre vengano totalmente piazzate in modo tale da essere “ammirate” da chi segue con estremo interesse le vicende riguardanti l’Ente, ormai stabilmente sotto la lente d’ingrandimento. Due esempi. Significativi. Il primo, peraltro già ampiamente trattato: è stata completamente snobbata dai soliti e puntuali fustigatori di Di Majo la notizia (mica piccina picciò) dell’aumento della tariffa a carico dei crocieristi, resa nota da un solo ed unico mezzo di informazione grazie ad un dettagliatissimo articolo del giornalista maggiormente competente di portualità. Il secondo è invece un inedito, peraltro “sfizioso” (perché la dice lunga di come venisse “curato” l’Ente prima dell’arrivo di Di Majo) articolo, ancora una volta griffato dal solito informatissimo scriba e, chiaro no?, neppure ripreso in tre o quattro righe dai cecchini specializzati nell’abbattimento del vertice dell’AP. Il pezzo, in bella vista in un noto “telematico”, si occupa di alcune italiche Autorità Portuali con dipendenti che percepiscono stipendi molto più alti rispetto a quelli di colleghi di altre realtà . <E’ il caso di Civitavecchia – ecco che il resoconto diventa addirittura “tachicardico” – finita per ben due volte nel mirino degli ispettori del Ministero dello Sviluppo Economico e di quello delle Infrastrutture e dei Trasporti. A quanto pare – precisa l’autore – il famoso “controllo”, che doveva preludere all’allontanamento del presidente Di Majo e all’arrivo di un commissario, avrebbe invece confermato i pesantissimi rilievi che erano stati fatti dal dottor Jair Lorenzo, dell’ispettorato finanze del Ministero dello Sviluppo Economico, in una relazione che finì anche sul tavolo dell’antimafia e dell’anticorruzione>. Insomma roba grossa, non quisquiglie. Viene difatti spiegato che: <In quella relazione, che risale al 2014 si osservava che l’Authority di Genova, sede dello scalo più grande d’Italia, spendeva circa 17 milioni annui per il costo di 208 dipendenti, mentre Civitavecchia, per poco più della metà (106), 14 milioni e 126mila euro. Come se non bastasse, il “rapporto” sottolineava che ben 45 dipendenti, ovvero il 42% dei centosei, fossero collocati nei quadri più alti dell’organigramma>. Si apprende inoltre, riga dopo riga, delle enormi somme, al lordo, percepite, nel 2013 (quando cioè Di Majo era uno sconosciuto, ma metti fosse stato lui presidente apriti cielo…), da dirigenti (223 mila euro annui), da quadri (126 mila) e da impiegati (tra i 70 e i 90 mila). Salari da nababbi (tali poichè “gonfiati” da assegni integrativi ad personam, elargiti chissà perché) dei quali il Comitato Portuale di quel tempo se ne fregò altamente e che adesso sono invece al vaglio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Insomma una “faccenda” incandescente e che si ipotizza possa diventare una patata bollente per lo stesso Di Majo, che non ha certamente esercitato al meglio il suo ruolo, evitando di aggiustare una situazione non solo paradossale ma pure inconcepibile. Domanda: e adesso? Risposta secca: “chi vivrà vedrà”. Sarebbe però ora che, pur volendo “sparare” un giorno sì e l’altro pure sull’Authority, non venissero sottaciuti fatti e misfatti perpetrati nel periodo precedente l’attuale management, che non parrebbe sia stato paradisiaco. Ricordate i famosi cartelli.<Chi tocca i fili muore?>. Ebbene nella fase ante Di Majo (al quale, bene inteso, non vanno risparmiate critiche per la sua conduzione cosparsa di non poche ombre), pur verificandosi situazioni non esattamente ottimali, quante bordate sono state sparate? Via, non scherziamo: neppure un cappelletto capace provocare un trascurabilissimo “puf”. E soprattutto i dipendenti, accoccolati sulla “ricca” busta paga, perché mai avrebbero dovuto pensare di incrociare le braccia per contestare eventuali carenze gestionali? Ma i tempi cambiano e per il prossimo 20 gennaio è annunciato uno sciopero di 24 ore del personale che accusa il presidente Di Majo e il/la segretario/a generale Macii di incapacità manageriale e di pregiudicare il futuro dello scalo. Evviva, questa è senz’altro una vera rivoluzione. Applausi: meglio tardi che mai. Già, tardi. Non si sarebbe già dovuto agire prima, ovvero negli anni in cui talune “conduzioni” hanno prodotto magri risultati? I previdenti (meritevoli di un’oceanica standing ovation) dipendenti che oggi ardono dal desiderio di lottare per evitare una crisi irreversibile del porto, non sono gli stessi che ieri, pur avvertendo chiaramente quanto fossero già lampanti i sintomi di una pericolosissima recessione, ignoravano cosa significasse la parolina “sciopero”?

ANNO NUOVO… – vita nuova. E’ così che si dice e va benissimo. Noi aggiungiamo:<Un 2020 ricco di felicità per tutti. Anche (anzi di più) per coloro che ogni domenica ci mandano a quel paese perché mal digeriscono i nostri “cattivi pensieri”.