Nuovo editoriale a firma Giampiero Romiti

Porto&premio. I cecchini sempre pronti a crivellare di colpi il presidente dell’Authority un giorno sì e l’altro pure, stavolta sono stati costretti a tenere basse le doppiette e ad inghiottire abbondanti dosi di bile. Dice: e che sarà mai successo? Bè, niente di trascendentale, ma qualcosa capace di destare largo interesse è certamente accaduto. Ecco: gli esperti che fanno parte della speciale giuria del “Remtech Expo” (evento internazionale permanente che si occupa di bonifiche, rischi ambientali e naturali, sicurezza, manutenzione, riqualificazione, rigenerazione del territorio, cambiamenti climatici e chimica circolare) hanno assegnato un premio speciale  al  presidente Francesco Di Majo per le politiche ambientali messe in atto nell’ultimo anno nel porto di Civitavecchia. Straordinario riconoscimento, non c’è dubbio. A dimostrazione, evidentemente, che il  “tempio” di Molo Vespucci qualcosa di buono produce e che  quanto accade al suo interno non è tutto da buttare. In particolare per il numero uno dell’Authority il suddetto premio  ha il sapore di una vera e propria soddisfazione con la S maiuscola. Ma, detto in totale franchezza, non è la panacea dei numerosi problemi che affliggono lo scalo e men che meno del momento fortemente critico del settore merceologico. Al riguardo però – a prescindere dalle critiche e dagli attacchi violenti ( al presidente ) mossi da chi opera (leggi scrive) a mò di jukebox (suonare e cantare quel che viene comandato dall’alto, olè!) – è ormai stantio  il discorso  che  almeno un milione di volte abbiamo cercato di affrontare senza mai trovare un interlocutore (per carità, non un pentito…) intenzionato a svelare l’arcano degli arcani. Ovvero: a che punto sono i lavori della darsena grandi masse e cosa ne impedisce la realizzazione? Ecco, noi ogni settimana siamo qui: se qualcuno dei maggiorenti della portualità cittadina volesse gentilmente scomodarsi per dare una risposta…

Ambiente. E’ il tema dei temi a livello planetario. Non si parla d’altro. In ogni dove.  Milioni e milioni di esseri  umani nelle piazze di tutto il mondo. Giornali, televisioni, social, insomma ogni mezzo di comunicazione batte la grancassa dell’enorme – gigantesco, di proporzioni  infinite – problema ambientale che tracima e tormenta paurosamente. Ecco, Civitavecchia  – che non brilla per la purezza dell’aria; che registra un aumento di tumori maledettamente preoccupante; che purtroppo non è un esempio di salubrità (siamo nella parte altissima della classifica nazionale riservata alle città maggiormente inquinate) – non potrebbe promuovere una manifestazione per denunciare i quotidiani attentati alla salute che riceve la sua popolazione? Che ne dite amici politici? Non sarebbe il caso che vi “sbulloniate” dagli scranni dell’Aula Pucci per perorare una nobile (e fondamentale!!!) causa?  Illuminanti  le parole di Greta rivolte ai potenti universali (“Avete rubato i  nostri sogni”)? Sicuro? Allora evitiamo di perpetrare lo stesso furto ai danni delle nuove generazioni di casa nostra.

Privati si o no? Apertura a sei colonne in primissima pagina e strillo in locandina stuzzicanti e manco poco. Anzi, tantissimo. “Banchine traghetti ai privati, è allarme”, questo il titolone e via di corsa a leggere  un articolo infarcito di vari contenuti  assai “saporiti”, tra i quali, in particolare, un <discusso> (testuale, ecco il perché delle virgolette) bando che l’ufficio gare dell’Autorità Portuale <starebbe predisponendo – si sottolinea nel “pezzo” – per dare in concessione le banchine della darsena traghetti ad un armatore> . Insomma, l’articolo ruota intorno alle suesposte righe, peraltro confezionate con cura, ma ad arricchirlo  in maniera straordinaria contribuiscono le dichiarazioni del vice sindaco e assessore alla portualità Massimiliano Grasso e dell’esperto di logistica, assai stimato dagli addetti del settore marittimo, Sergio Serpente.

Il vice sindaco Grasso

Il Grasso-pensiero vola leggero ma non troppo nell’aere: “Se fosse vero quanto s’ipotizza, verrebbero concesse ad un privato quattro banchine pubbliche, oggi utilizzate da diverse compagnie di traghetti”. Seguono altri particolari non irrilevanti, ma il “Secondo Cittadino” cala un micidiale “carico da undici” quando sibila: “Di fatto lo scalo diventerebbe <proprietà privata>  di pochi armatori e pertanto l’Autorità Portuale ha il dovere di affermare dove voglia andar a parare  e di confrontarsi con il Comune prima di <varare> una decisione tanto importante”. Solare anche il punto di vista di Serpente e perfetto per una seria riflessione. “Il  porto non può essere dato in mano a pochi armatori – afferma – ma  sarebbe opportuno capire quante banchine l’Authority pensi di affidare al privato. In definitiva meglio non fasciarsi la testa prima di rompersela e l’importante è e resta che non vengano reiterati  gli errori del passato”. Commenti? Certo che sì. Non abbiamo compreso bene (evidentemente siamo duri di comprendonio…) se il solitamente arguto Grasso veda di buon occhio l’approdo alle banchine traghetti  di un imprenditore della navigazione oppure no. Gioverebbe se al riguardo chiarisse la propria opinione, che in ogni caso sarebbe degna di considerazione. Se risultasse, però, “nemica” dell’eventuale scelta del management dell’Autorità Portuale, emergerebbe che il vice sindaco-assessore non sia sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda dell’apparato nazionale “berlusconiansalvinista” (e lo sanno anche i sassi che la Giunta, di cui fa parte a pieno titolo il numero due di Palazzo del Pincio, è imperniata saldamente sugli esponenti di Forza Italia e Lega) strapervicace paladino delle privatizzazioni. Abbiamo invece compreso benissimo Serpente che ha sottolineato  in grassetto “di  evitare di ripetere gli errori del passato”. Sorpresissima, dunque: a collezionare “cantonate” di non poco conto sono stati pure i predecessori dell’attuale presidente Di Majo, scelti per dirigere l’Ente di Molo Vespucci.  Predecessori, però, che hanno avuto la fortuna (ahahahahah) di non finire mai sulla graticola dei media ed in particolare nel mirino degli “impallinatori”  ingaggiati per demolire l’inviso avversario di turno.

Bella notizia. Sussurra un nostro carissimo amico: “Mica saranno solo pensieri cattivi, spunterà pure fuori qualcosa di buono?” Come no. E proviamo una sottile ma intensa soddisfazione a dedicare queste righe al meraviglioso progetto del <Parco di Flavio> , griffato dall’architetto Chiara Capone, in corso di realizzazione alla Marina e che sarà ufficialmente inaugurato tra due mesi, giorno più giorno meno. La struttura ( corredata da altalene, canestro per mini basket, torre, piccola giostra e sei panchine) sarà una goduria per i bambini, ma essenzialmente un significativo omaggio alla memoria dell’indimenticato Flavio Gagliardini, eccellente calciatore e soprattutto uomo di alto spessore. Sì, questa è davvero una bella notizia.

Coser, che colpo! Eccezionale veramente: il setterosa affidato alle cure tecniche di Daniele Lisi sarà fiancheggiato da un partner importantissimo – la Fondazione Molinari – con il quale investire incrollabili certezze su presente e futuro. Partner che non ha bisogno di larghissime presentazioni avendo una “statura” straordinariamente elevata e che in campo prettamente sportivo ha rappresentato per lunghissimi anni un vanto per  Civitavecchia, pubblicizzata alla grandissima non solo in ambito nazionale, ma pure in quello europeo e mondiale grazie alla immancabile presenza di pallanuotisti rossocelesti nel gotha azzurro.  Bene, stop alla doverosa premessa e via libera alla fantastica operazione andata in porto in virtù del  lavoro, certosino e di sopraffina qualità, del ds gialloblù Cesare Barbetta. Operazione che sarà ufficializzata domani pomeriggio con l’annuncio del “matrimonio”  fra il  team caro al presidente Antonio Parisi e, appunto,  la Fondazione Molinari. Non c’è dubbio, si tratta di un’unione prestigiosa che ci auguriamo possa rinverdire i fasti dei gloriosi anni della Snc, che, sponsorizzata dalla “sambuca più famosa del mondo”, furoreggiava nella massima serie e vantava il miglior vivaio giovanile nazionale in senso assoluto. Altro da aggiungere? Per ora semplicemente che il gran colpo messo a segno dal neo direttore sportivo non può non essere considerato di inestimabile valore (sportivo) ed è così “tanta roba” che può bastare.

Addio Nino. Lo sport e la città tutta piangono la scomparsa di Giovanni “Nino” Bramucci, straordinario campione di ciclismo. Olimpionico. Protagonista di performances stratosferiche nel pieno della freschezza atletica.

Il ciclista Giovanni Bramucci

Dotato della migliore caratteristica che distingue un grandissimo: la modestia. Uomo ricco di genuinità e di quella semplicità figlia di valori indelebili, coltivati con estrema cura per il rispetto di se stesso e  delle persone, anche sconosciute, che s’è trovato difronte. Perdita dolorosissima. Ma sarà impossibile dimenticarLo e non ringraziarLo per quello (tantissimo!) che ha dato alla sua Civitavecchia. Addio Nino.