Caso Gagliardini, i periti dei PM: “Flavio si poteva salvare”

Fari puntati sui medici incaricati dalla Procura, il cardiologo Eugenio Gaudio e il medico legale Luigi Cipolloni, che hanno confermato come l'allora 35enne avrebbe potuto salvarsi se le patologie che lo hanno condannato fossero state riscontrate un paio di anni prima, nello specifico nel 2013, attraverso le visite che il calciatore effettuò dopo alcuni episodi di svenimento

Si è svolta ieri una nuova udienza per il caso Gagliardini, il calciatore civitavecchiese che morì sul campo, durante un allenamento al DLF di Civitavecchia, a causa di un malore improvviso. Fari puntati sui medici incaricati dalla Procura, il cardiologo Eugenio Gaudio e il medico legale Luigi Cipolloni, che hanno confermato come l’allora 35enne avrebbe potuto salvarsi se le patologie che lo hanno condannato fossero state riscontrate un paio di anni prima, nello specifico nel 2013, attraverso le visite che il calciatore effettuò dopo alcuni episodi di svenimento e malori. Soprattutto il dottor Gaudio ha evidenziato come nei test fatti presso il reparto di cardiologia del San Paolo sarebbe stato necessario programmare ulteriori esami e successivamente l’intervento per liberare l’arteria ostruita. Flavio quindi doveva passare ad accertamenti di secondo livello, cosa che uno degli imputati, in questo caso il primario di cardiologia dell’ospedale di Civitavecchia Marco Di Gennaro non avrebbe fatto. La difesa ha puntato sul fatto che l’allora 35enne era stato valutato come “falso positivo”, e che nella visita effettuata nel 2013 non erano stati riscontrati i prodromi delle criticità che hanno poi causato la morte del ragazzo. Tesi però respinta dal dottor Gaudio che ha spiegato come le problematiche sarebbero state evidenti da diversi anni prima del decesso. Fra gli accusati di omicidio colposo ci sono anche il medico sportivo Gianfranco Iacomelli e il presidente della Csl Soccer Vitaliano Villotti. Il processo va avanti, la prossima udienza è fissata all’8 di aprile. Verranno ascoltati i medici dell’accusa, il cardiologo Silvio Romano e il medico legale Gino Saladini.