Bufi: “Duemila automobili coreane? Facciamo 200 mila”

"Che il porto dimostri, per una volta nei fatti e non solo nelle aspettative, di non avere solo una vocazione crocieristica, ma anche logistica, e che sia in grado di attrarre movimentazioni importanti nel settore automotive, deve rallegrarci tutti, indipendentemente dalla nostra collocazione partitica", afferma il candidato sindaco di Risorgimento Socialista

Riceviamo e pubblichiamo. Leggo, con soddisfazione, che sono arrivate a Civitavecchia, per poi essere redistribuite lungo la rete vendita, duemila automobili coreane, la cui movimentazione è stata affidata a maestranze locali. È un’ottima cosa, soprattutto se, come previsto, si attendono ventimila autovetture l’anno.

Che il porto dimostri, per una volta nei fatti e non solo nelle aspettative, di non avere solo una vocazione crocieristica, ma anche logistica, e che sia in grado di attrarre movimentazioni importanti nel settore automotive, deve rallegrarci tutti, indipendentemente dalla nostra collocazione partitica.

Il mio auspicio ed impegno è quello di proseguire su questa strada. Non vorrei che chiuso “l’affare”, raggiunto un livello di occupazione “accettabile”, si chiudessero frettolosamente i buoi nella stalla. Le auto provenienti da Seul devono essere solo l’antipasto: occorre un piano ragionato per trasformare il porto di Civitavecchia in un HUB capace di redistribuire non ventimila ma duecentomila veicoli. La qual cosa necessita di un piano ragionato sullo sviluppo del retroporto e sulla valorizzazione della zona industriale, sulle infrastrutture viarie e ferroviarie, nonché una maggiore disponibilità di lavoratori, pagati equamente e non precarizzati e che, soprattutto, operino in assoluta sicurezza, da adibire alla movimentazione auto e da impiegare nell’indotto.

Per questo rinnovo l’invito: non adagiamoci sugli allori, ma pensiamo a come rilanciare i risultati positivi ottenuti. Senza un pensiero d’insieme e di prospettiva, orientato ad un sempre maggiore sviluppo, le duemila automobili coreane rischiano di essere l’ennesimo specchietto per le allodole. Cristian Bufi.