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Il teatro Minozzi

di Fabrizio BARBARANELLI e Enrico CIANCARINI

Il testo che segue è la prima parte del Capitolo 2
("Il teatro Minozzi) del libro "Civitavecchia e il Teatro -
Rappresentazioni e teatri dal XVIII secolo ad oggi", presentato
il 28 maggio scorso al Traiano, con la partecipazione degli autori,
del presidente Cariciv Vincenzo Cacciaglia, del professor Walter Pedullà
e della giornalista Graziella Falconi (foto sotto) 

Nel secolo XVIII il teatro vive una stagione particolarmente feconda. Gli edifici teatrali sono una necessità nei piccoli e nei grandi centri. Il teatro costituisce un servizio primario per le comunità e viene per lo più collocato al centro della vita comunale, vicino ai luoghi di maggiore aggregazione sociale. Quasi ogni città ha un suo teatro, luogo di rappresentazioni, ma anche incontro della società e del potere politico, frequentato da ogni classe sociale, sia pure con una rigida gerarchia nella distribuzione degli spazi interni. La platea per il popolo, i palchi per la borghesia e l'aristocrazia e anche la loro assegnazione avviene secondo un rigido criterio gerarchico. Il palco è un vero e proprio spazio privato, accessibile soltanto con le chiavi di cui dispongono i proprietari.



Come si è già detto, Civitavecchia non è dotata, fino alla metà del sec. XVIII, di un teatro stabile e ogni volta che si decide "di far svolgere qualche operetta scenica" all'impresario viene concesso l'utilizzo di alcuni locali di proprietà dell'Assento, che egli provvede ad attrezzare. L'impresario ha inoltre l'obbligo di "formare il palco" per il Governatore mentre l'arredamento degli altri palchi è a carico dei singoli acquirenti, con il risultato che quello del Governatore viene "accomodato" alla meglio dall'impresario con "straccerie pigliate dagli ebrei" mentre i palchi nobili, tutti padronali, sono "bene arredati". L'acquisto dei palchi è spesso motivo di contrasto:

Nel teatro mobile, il governatore delle armi era solito scegliere il proprio palco lateralmente, mentre casa Pucitta, da un paio di generazioni, lo prendeva alla mano destra del governatore della città. Nel maggio del 1778 il governatore delle armi, Bensi, ritenendo di essere stato trascurato nell'assegnazione dei palchi, pretendeva di avere quello di Clemente Tucci che ricorse al Pro-Tesoriere per informarlo di tale ingiusta pretensione e per impedire che gli si recasse il gravissimo affronto di dover sloggiare dal suo palco nel presente corso di recite già pervenute alla metà.

Questa situazione di estrema precarietà, in cui gli spettacoli non hanno continuità ma sono legati alle occasionali proposte degli impresari, viene superata nel 1787.

E' in quella data infatti che si inaugura il Teatro Minozzi, il primo Teatro stabile della città. Prende il nome dal suo progettista e costruttore, l'architetto bolognese Ubaldo Minozzi. Arrivato a Civitavecchia con l'architetto camerale Francesco Antonio Navone collabora con lui alla realizzazione di importanti opere pubbliche fra le quali le Mole civiche, il "Quartierone" utilizzato come presidio militare e la sistemazione del Borgo. L'architetto si stabilisce definitivamente nella cittadina portuale integrandosi nella piccola comunità, diventando amico del medico Gaetano Torraca, ricercatore dilettante in vari ambiti scientifici in stretto contatto con la Curia romana, che aiuta nei suoi diversi esperimenti. Un nipote del Torraca, il notaio Bernardino, sposa Marianna Minozzi probabilmente figlia di Ubaldo.

La sua passione per il teatro e per la danza, unita alle sue capacità professionali, lo spingono a dare vita ad un teatro stabile, non pubblico ma privato, come era già accaduto a Roma con il Teatro Argentina costruito dal duca Giuseppe Sforza Cesarini nel 1732, con il Valle e il Capranica costruiti dai marchesi Capranica nei loro palazzi.

Lo stabile per la realizzazione del Teatro viene concesso all'architetto Ubaldo Minozzi, dalla Camera Apostolica con atto del 13 settembre 1786, rogato dal Segretario di Camera Mariotti:

Monsignor Fabrizio Russo, Nostro Tesoriere Generale, essendo presentata supplica per parte di Ubaldo Minozzi, architetto dimorante a Civitavecchia, nella quale ivi ci ha esposto ritrovarsi un sito spettante alla nostra Camera, vicino alla Scaletta, che va alla Sanità, nel quale al pianterreno vi sono i magazzeni dell'allume assegnati all'appaltatore, e nel piano superiore due Stanzoni a tetto ad uso corsie, che già servivano per quartiere de li soldati, i quali altre volte vi mandavano da Roma per imbarcarsi nelle Galere, rimanendo presentemente i detti stanzoni quasi inservibili, atteso che di troppo incomodo il di loro ingresso. siccome è poco buono lo stato in cui sono i di loro Muri, Tetto, e siccome nel sito dei suddetti stanzoni si vorrebbe costruire un competente teatro, per sollievo di quel popolo, che dei Negozianti e Passeggeri che approdano al porto di Civitavecchia e che sarebbe elevato sulla fabbrica vecchia, senza pregiudicare i divisati magazzeni inferiori, perciò ci ha fatto istanza per la concessione del detto sito e muri esibendosi di corrispondere alla Nostra Camera Apostolica un onesto canone e di adempire a tutte quelle spese che gli verranno ordinate.

Gli ingenti costi per la ristrutturazione dell'edificio e la realizzazione del teatro, sono interamente sostenuti dall'architetto Minozzi, che cerca di recuperare la forte spesa vendendo i palchi ai suoi concittadini. Si rivolge anche alle magistrature cittadine.

Nel "Copia Lettere della Comunità di Civitavecchia (1778-1799)" troviamo alcune bozze di lettere che gli amministratori civitavecchiesi indirizzano a Roma per ottenere il permesso di contribuire al progetto del Minozzi, facilitandolo con l'acquisto di due palchi.

Il 15 novembre del 1786 la Comunità invia la prima richiesta di aiuto finanziario per il teatro alla Congregazione del Buon Governo che all'epoca ha come cardinale prefetto Antonio Casali. Nella lettera comunicano che il Minozzi sta costruendo "un nuovo teatro per la musica e per la commedia" e che lo stesso vende i palchi per finanziarsi. Si chiede pertanto il permesso di acquistare due palchi per la spesa complessiva di 400 scudi. A tale richiesta la congregazione romana risponde negativamente "a cagione di qualche malevole che presso la C.M. (cara memoria N.d.A.) dell'E.mo Casali tanto fece che ottenne la negativa." Il cardinale Casali però chiude gli occhi per sempre il 14 gennaio 1787 e subito, cinque giorni dopo, il 19 gennaio, i magistrati comunali tornano alla carica rivolgendosi questa volta al Segretario di Stato. La richiesta è sempre quella di acquistare i due palchi in modo da finanziare indirettamente l'architetto bolognese che, come abbiamo già detto, lavora spesso per il Comune.

Nella prima parte di questa lunga supplica i magistrati rifanno la storia del progetto:

doppo mille contrarietà riuscì finalmente nello scorso anno a questo Monsignor Governatore di combinare un teatro stabile in questa città previa la concessione fattane dal Regnante Sommo Pontefice. Il costruttore di questo è un certo Ubaldo Minozzi Architetto il quale prevedendo la grande spesa a cui doveva soccombere, implorò dal Magistrato una qualche somma per l'acquisto di due palchetti per la Communità, uno cioè per Monsignore Gov.re; l'altro per il Magistrato pro tempore e ristrinse la sua domanda a 400 per una sola volta. Siccome però dalla Comunità non si può impiegare tal somma senza la permissione della S. Cong.ne del B. Gov. (Sacra Congregazione del Buon Governo, N.d.A.), perciò il predetto Ubaldo diresse la sua istanza alla medesima dalla quale venne rimessa la supplica a questo Monsignor Gov.re.

Come sappiamo la Congregazione del Buon Governo ha negato l'autorizzazione ai magistrati civitavecchiesi che ritengono "equa e ragionevole la spesa del teatro così considerabile, e vantaggiosa alla Communità anche per l'accrescimento dei pubblici proventi". La prima "negativa" e le "mille contrarietà" sembrano evidenziare che a Civitavecchia non tutti sono felici che il Minozzi costruisca il teatro, non sappiamo se per invidia verso di lui o per un'assenza di tolleranza verso ciò che può rappresentare la presenza in città di un teatro stabile.

Ma visconti e camerlenghi approfittano della morte del cardinale Casali per scrivere di nuovo alla "Dominante". Questa volta supplicano il cardinale Segretario di stato, Ignazio Gaetano Boncompagni Ludovisi "affinché Ella si voglia degnare per il lustro e decoro di questa città ed anche per quelle speranze che abbiamo dato al Fabbricatore di soccorrerlo". Ricordano poi che ad altre città è stato permesso di contribuire alla costruzione dei teatri come la vicina Corneto, che ha acquistato un solo palchetto per la stessa spesa di 400 scudi. Concludono che non vogliono rimanere delusi per la mancata conclusione dei lavori per il teatro "qualora manchi al Costruttore il sussidio della Comunità".

Infine i palchi sono acquistati, come possiamo leggere in numerosi atti notarili custoditi in copia originale all'Archivio Storico di Civitavecchia:

Essendo conforme a me Notaro Pubblico infrascritto e benissimo noto, che con l'Autorità ed oracolo della Santità di Nostro Signore Pio PP: VI felicemente regnante, come da suo speciale Moto Proprio segnato il di 30 agosto 1786 dal signor Ubaldo Minozzi sia stato eretto e fabbricato un nuovo Teatro dentro questa città di Civitavecchia nell'antico quartiere dei soldati, che da Roma si mandavano in questa città per l'armamenti pontifici vicino alla scaletta del porto, concessagli dalla Reverenda Camera Apostolica in enfiteusi perpetua, per recitarvi le commedie ed altri pubblici divertimenti, come si dirà in appresso, con averlo al didentro guarnito di numero 3 ordini di palchi ed un altro ordine sopra, detto comunemente la Piccionara, con avere esso Minozzi procurato di vendere tali palchetti a diversi Particolari di questa Città, con averne anche esibiti due in vendita a questa Ill.ma Comunità, uno cioè di faccia al teatro, nel sicondo ordine segnato n° 9 per comodo dei Prelati Governatori di questa città, e l'altro di faccia al teatro suddetto nel terzo ordine segnato n° 9 per comodo delli Ill.mi Signori che saranno di Magistratura di questa Ill.ma Comunità.

Naturalmente la costruzione del Minozzi riflette le tendenze architettoniche del tempo. Tipica sala all'italiana, caratteristica di tutti i teatri del XVIII secolo.

La struttura è in legno con la platea a forma di U, tre ordini di palchi e il lubbione, un'unica via d'accesso e d'uscita. E' però troppo piccolo per poter soddisfare le esigenze della popolazione e soprattutto molto pericoloso per il rischio di incendi.

Scrive monsignor Vincenzo Annovazzi: "presentava una figura difettosa ed incomoda per gli spettatori, era troppo piccolo in rapporto alla popolazione, e minacciava in ogni caso di probabilissimo incendio con incalcolabile massacro, essendoché nell'entrare o sortire dovessi necessariamente passare per uno stretto corridoio di quattro palmi".

Il Teatro è estremamente disagevole: si entra e si esce da un corridoio stretto dove possono transitare non più di due persone alla volta. Malgrado queste condizioni, malgrado la pericolosità del teatro, il possesso dei 40 palchetti risulta essere oggetto di un vero e proprio assalto. Costituisce per la borghesia cittadina lo status symbol per eccellenza, dove le vanità provinciali si esprimono e dove le donne in particolare, è il console di Francia a Civitavecchia Stendhal che ironizza, gareggiano esibendo le loro migliori acconciature. Fernando Barbaranelli riferisce che "il 16 marzo 1801 il signor Vincenzo Campanile vendette al signor Francesco Calza i due palchi ai numeri 16 e 17 del terzo ordine per 100 scudi, il costo di circa 2 ha di terreno seminativo".

La cerimonia d'inaugurazione del Teatro Minozzi è un evento memorabile per la città e coinvolge l'intera popolazione. La Gazzetta Universale del 12 maggio 1787 riporta la cronaca dell'apertura avvenuta il 28 aprile:

Scrivono da Civitavecchia che nel dì 28 dello scorso mese fu aperto per la prima volta con magnifica illuminazione il nuovo Teatro Minozzi fabbricato a spese del sig. Ubaldo di tal cognome Architetto oriundo Bolognese, domiciliato in quella Città. L'apertura fu preceduta da una zinfonia musicale preparata davanti il Teatro medesimo con grande illuminazione e collo sparo dei mortaretti: nello scuoprire l'Arme di quel Prelato Governatore, che ha accordata la sua autorevole protezione. Quindi si dette principio alla burletta in musica Giannina e Bernardone del celebre Cimarosa, ed ora si prepara l'altra intitolata le Gelosie Villane del rinomatissimo Sarti, dovendo durare il divertimento per tutto il corrente maggio. Quel Pubblico, ed i molti forestieri fecero applauso si alla nuova Fabbrica, che all'Opera, tantopiù che vennero date diverse feste per mare, e per terra dalla Comunità in occasione della solenne ricorrenza di S. Fermina Protettrice di quella Città.

Il nuovo teatro è magnificamente illuminato, l'inaugurazione è preceduta da una sinfonia orchestrale eseguita davanti allo stabile, testimonianza dei primi concerti pubblici in Civitavecchia. Lo scoppio dei mortaretti accompagna lo scoprimento dell'Arme del prelato governatore che ha favorito la costruzione del teatro, iniziata l'anno prima. In quell'anno governatore di Civitavecchia è Giuseppe Morozzo della Rocca, originario di Novara, futuro cardinale ed uomo di cultura, che ha lasciato un interessante scritto sulla città e il suo territorio.

Fra gli ospiti del governatore Morozzo c'è il cardinale Romualdo Braschi Onesti, passato alla storia della Chiesa per essere il nipote di papa Pio VI. La Gazzetta Universale dell'8 maggio scrive che l'alto prelato partì domenica mattina con il tiro a quattro cavalli, preceduto da un postiglione. Il cardinale viene a Civitavecchia "per respirare quell'aria salubre, e godere dei divertimenti che si danno in quella città, fra' quali un'Opera teatrale in musica, ove recitano anche le donne." Una piccola notizia che getta però una luce particolare sull'inaugurazione del Minozzi. Quel giorno infatti gli spettatori civitavecchiesi e i forestieri hanno un'anteprima di quello che succederà nello Stato pontificio con l'arrivo delle truppe francesi e delle prime attrici professioniste.

Delle due rappresentazioni messe in scena per l'inaugurazione del Minozzi, la Fondazione Giorgio Cini di Venezia custodisce il libretto delle Gelosie Villane, dramma giocoso in tre atti di Giuseppe Sarti su libretto di Tommaso Grandi, stampato a Roma dalla Tipografia di Gioacchino Puccinelli, fornitore dei principali teatri capitolini. Conosciamo perciò la formazione della compagnia che interpreta l'opera comica nel nuovo teatro cittadino: Vincenzo Bartolini interpreta "Sandrina", Francesco Angeletti è "Livietta", Giacomo Fucigna è il "Marchese di Castel Formicolone", Giovanni Baciccio interpreta "Cecchino", Giacomo De Angelis è "Tognino" e Filippo Senesi è "Narduccio". I ruoli femminili sono, come di consueto nello Stato pontificio, affidati ai "castrati" (soprano e/o contralti).

Dell'altra opera che inaugura il Minozzi, Giannina e Bernardone, dramma giocoso musicato dal Cimarosa e sui versi di Filippo Livigni, non abbiamo rintracciato il libretto e quindi non conosciamo gli interpreti, ma è molto probabile che si tratti dell'Opera di cui si già è parlato, "ove recitano anche le donne", evidentemente nei ruoli di "Giannina" "Donna Aurora" e "Lauretta".

Il fatto che il nuovo teatro civitavecchiese sia inaugurato da una compagnia mista, evidenzia l'apertura mentale del suo proprietario e gestore, Ubaldo Minozzi, che il 28 aprile 1787 porta una ventata di rinnovamento e di anticonformismo nel clima culturale della piccola città.

Il Franchi riporta l'informazione che le dotazioni di scena della nuova sala arrivano dal teatro del Collegio Nazareno dei Padri Scolopi che nel 1786 avevano deciso di demolirlo per gli alti costi di gestione.

Nel 1788 sappiamo che sono messe in scena quattro opere fra cui L'Impresario in angustie del Cimarosa e I viaggiatori felici di Pasquale Anfossi, molto applaudite dal pubblico civitavecchiese e da "una quantità di foresteria nobile".

 

traiano libro teatro

 

 

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