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Alessandro Cialdi, il comandante, il navigatore, lo scienziato

di Giovanni Massarelli - Giorgio Zintu

"...Esperto nella teoria quanto bravo nell'esercizio pratico della navigazione", così lo storico Vincenzo Annovazzi descriveva Alessandro Cialdi, coetaneo di Calamatta, nato il 9 aprile del 1807 a Civitavecchia, padre toscano e madre civitavecchiese, appartenente a una famiglia di piccoli commercianti.


Ma il profilo tracciato da Annovazzi, deceduto prima di conoscere molti particolari della vita del concittadino, è incompleto nel fornire una descrizione su un personaggio eclettico, esploratore e navigatore su nuove rotte, ricercatore scientifico sui moti ondosi del mare, esperto nella realizzazione di porti, comandante della Marina della Repubblica Romana e della Marina pontificia, sino a ricoprire l'incarico di presidente della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei.

Il mare sarà l'elemento costante nella vita di Cialdi, sin da quando il fratello maggiore Angelo lo iscrisse alla migliore scuola nautica dell'epoca, quella di Genova. L'aver frequentato questa scuola gli permise di imbarcarsi, giovanissimo, come pilota sui "brigantini battenti bandiera sarda, in rotta per il Brasile" e, conseguite le "patenti di capitano di cabotaggio, di lungo e gran corso" , ottenne il comando di un piccolo bastimento, il San Carlo, che trasportava merci destinate a Rio de Janeiro, per conto di alcuni commercianti romani. Fu un viaggio non fortunato, in cui la nave subì parecchi danni durante la navigazione, a causa di una forte burrasca.

 

E' ancora il Sud America la meta di una nuova traversata oceanica di Cialdi, una storia poco nota e insolita del 1837, iniziata con un accordo tra lo Stato brasiliano di Bahia e lo Stato pontificio. Il Paese sudamericano viveva un periodo di iniziale sviluppo economico, aveva bisogno di manodopera qualificata e professionalità elevate. Nello Stato pontificio, le carceri abbondavano di centinaia di "sovversivi" di vari orientamenti politici, dai mazziniani ai monarchici costituzionali, e tra loro si contavano molti artigiani e qualche professionista.

Non sembrò vero alle autorità pontificie di stipulare un accordo con il governo di Bahia per "deportare" in Brasile alcune decine di condannati che avevano preferito l'esilio piuttosto che rischiare di morire in prigione .

Dal carcere di Civita Castellana, in cui erano rinchiuse 514 persone per reati politici, 62 furono trasferite a Civitavecchia insieme con altre provenienti da Bologna e Roma per essere imbarcati sul brigantino napoletano, Madonna delle Grazie, comandato da Alessandro Cialdi .

Facevano parte dei passeggeri anche 30 uomini liberi accompagnati da quattro donne e sei bambini. Il 9 febbraio del 1837 il brigantino salpò per una traversata durata circa 77 giorni3. All'arrivo in Sudamerica sopraggiunsero alcune difficoltà dovute alle obiezioni poste dalle autorità locali sul riconoscimento dell'accordo stipulato con le autorità pontificie. La risposta di Cialdi, sicuramente coraggiosa e intelligente, spiegava, riferendosi ai passeggeri "politici", che "avendo essi subito la prigionia in uno Stato monarchico (quello della Chiesa N.d.A.) come Costituzionali, loro, per questo stesso titolo, appunto meritavano di esser ricevuti in uno Stato Costituzionale (quello di Bahia N.d.A.); né fra persone imprigionate per opinione, e non per delitti, esservi luogo a demoralizzamento" . Queste semplici considerazioni furono accettate e dopo una decina di giorni, il 2 maggio, i passeggeri finalmente riuscirono a sbarcare e quasi tutti rimasero in Brasile a lavorare. Questo episodio, particolarmente interessante, è stato ricostruito grazie a un detenuto fanese, Pacifico Giulini .

Possiamo ipotizzare che quel viaggio, in compagnia di patrioti che si erano battuti per la libertà, fosse stato per il comandante Cialdi un'occasione per conoscere, da un punto di vista diverso, come stava cambiando l'Italia. Non è escluso che quella "contaminazione politica" avrebbe influito anche sulla sua decisione di partecipare alla Repubblica Romana, una decina d'anni dopo questi fatti, come comandante della piccola flotta, già appartenente alla Marina pontificia.

L'esito del viaggio fu apprezzato dal Cardinale Segretario di Stato Lambruschini, che aveva sostenuto l'iniziativa e, grazie alla sua buona riuscita, Cialdi fu nominato capitano onorario della Marina militare pontificia, poi tenente colonnello onorario e, il 3 febbraio 1842, ispettore comandante della Marineria di Finanza pontificia.

La notorietà conquistata dal comandante e le sue capacità di operare in situazioni complesse convinsero il principe Torlonia ad affidargli un'impresa che prevedeva il trasporto di due lunghi e pesanti obelischi di granito, provenienti dalle cave di Baveno, in provincia di Novara, risalendo il Tevere e quindi l'Aniene, sino alla villa situata sulla via Nomentana,. E anche in questa circostanza Cialdi dimostrò la sua abilità nello sfruttare la piena dell'Aniene, riuscendo a portare il barcone all'interno della villa Torlonia, con un sistema di alaggio e argani. Questo trasporto eccezionale suscitò l'interesse dei romani e dello stesso pontefice Gregorio XVI, accorso ad assistere a una dimostrazione delle eccellenti capacità ingegneristiche oltre che marinare del comandante civitavecchiese.

L'aver risolto in modo brillante anche questa missione, convinse lo stesso Papa, al quale Mehemet Alì Pasha , viceré dell'Egitto, aveva donato due monoliti di alabastro da collocare nella ricostruita basilica di San Paolo, ad affidare a Cialdi un incarico ritenuto quasi impossibile da portare a compimento, che richiedeva la risalita il Nilo per quasi mille chilometri. Una sfida difficile anche per un comandante esperto, da affrontare su un percorso nuovo, lungo un fiume ignoto e con un carico molto pesante. Il 21 settembre del 1840 prese avvio dal porto di Civitavecchia quella che fu chiamata Spedizione romana in Egitto, formata da due tartane , la San Pietro e la San Paolo, e da un mistico , la Fedeltà, al cui comando era Cialdi .

Dopo una sosta tecnica a Malta, le navi risalirono il Nilo, raggiungendo, dopo 38 giorni, la prima "cateratta" , al confine tra Egitto e Nubia, a oltre 900 chilometri dalla foce. Sembra che Cialdi volesse programmare un successivo viaggio verso il Nilo Azzurro, che non si realizzò, ma che sottolineava il crescente interesse di molte nazioni europee per il continente africano, culminato con le esplorazioni geografiche nella seconda metà dell'Ottocento.

La spedizione di Cialdi, durata quasi un anno, si concluse felicemente con il ritorno a Roma, nell'agosto del 1841.

Nello stesso anno il governo pontificio gli affidò l'incarico di recarsi a Londra per commissionare tre rimorchiatori. Una novità per la Marina pontificia che, secondo uno studio effettuato da Cialdi, avrebbe reso obsoleto l'uso dei bufali per trainare, lungo il Tevere, dalla foce a Roma, i barconi con le merci.

Al comandante, non piaceva seguire la "vecchia strada", quanto trovare soluzioni innovative e nuove rotte e, per il ritorno a Roma, scelse un percorso che gli avrebbe evitato gli inutili rischi di una navigazione in Atlantico. Per la prima volta, i nuovi rimorchiatori, a vapore, utilizzando la Senna, i canali navigabili e da ultimo il Rodano, raggiunsero il Mediterraneo.

Fu un'impresa che destò l'ammirazione dei francesi e fu illustrata dallo stesso Cialdi in una Relazione pubblicata a Parigi negli Annali marittimi e coloniali.

Ma quell'epoca, apparentemente tranquilla, stava per essere attraversata da un periodo di sconvolgimenti politici e sociali che avrebbero coinvolto la vita dello Stato pontificio.

Infatti, nel 1848, l'anno delle rivoluzioni in Italia, Pio IX, succeduto a Gregorio XVI, si alleò con i piemontesi e i toscani in quella che sarebbe passata alla storia come prima guerra d'indipendenza. Cialdi fu incaricato di trasportare da Civitavecchia ad Ancona materiale bellico con la nave Roma, e di raggiungere a Ferrara il generale piemontese Giovanni Durando, un piemontese al comando delle truppe pontificie.

L'impegno di Pio IX in questa guerra durò circa un mese. Il Papa, preoccupato delle possibili reazioni del mondo cattolico di cui l'Austria era uno dei pilastri europei, decise, il 28 aprile, di ritirarsi dall'alleanza, deludendo le attese riposte da molti cattolici italiani, schierati a favore dell'indipendenza nazionale.

Cialdi non ubbidì all'ordine ricevuto e rimase con la squadra navale sarda al comando del contrammiraglio Albini, partecipando "all'attacco alleato al forte di Caorle" .

Il proseguimento della guerra, le insurrezioni e i moti che investivano la penisola, seguiti dalla controffensiva austriaca, dall'assassinio di Pellegrino Rossi a Roma e dalla fuga del Papa a Gaeta, trovarono Cialdi impegnato su un nuovo fronte. Bisognava infatti fare una scelta di campo tra lo Stato pontificio e la Repubblica Romana. Lui si schierò a favore di quest'ultima.

Il governo repubblicano gli conferì, infatti, l'incarico di comandante della Marina militare, che comprendeva le poche navi della marina pontificia. Ma impegnarsi in una difesa della Repubblica risultò di fatto impossibile di fronte alla potenza navale e militare della flotta francese ormai vicina al porto di Civitavecchia.

Le trattative tra le parti, che videro la partecipazione anche di Cialdi, si conclusero con lo sbarco dei francesi al comando di Oudinot, il 25 aprile 1849.

E nulla poté fare il colonnello di fronte alla violazione da parte francese delle garanzie contenute nell'accordo a tutela dell'indipendenza della città, considerato che pochi e inefficienti erano i mezzi di difesa a sua disposizione.

La sconfitta della Repubblica Romana vide il ritorno di Pio IX a Roma. Per Cialdi si aprì la via dell'esilio a Firenze e furono ben sette gli anni trascorsi lontano da Civitavecchia, durante i quali si dedicò agli studi di idrodinamica applicata al moto ondoso del mare e alle correnti. Le ricerche effettuate gli avrebbero permesso di pubblicare a Pesaro, nel 1856, una teoria, originale e apprezzata in Europa, su come evitare l'insabbiamento dei porti e delle foci dei fiumi.

In quello stesso anno, finì anche l'esilio. Alessandro Cialdi fu richiamato dal governo pontificio al comando della piccola flotta della Marina per le sue indiscutibili qualità, mai dimenticate. Inoltre, per il suo comprovato talento, il Governo lo incaricò di seguire la costruzione, nei cantieri inglesi, della nuova ammiraglia della piccola flotta, la pirocorvetta "Immacolata Concezione", di cui Cialdi fu comandante sino all'occupazione italiana di Civitavecchia nel 1870.

Per sua scelta, "per fedeltà verso il pontefice dopo la presa dì Roma" o anche per aver considerato esaurita l'esperienza professionale militare, decise di non entrare nei ruoli della Marina italiana, preferendo continuare gli studi sulla costruzione dei porti del Mediterraneo, grazie ai quali l'Accademia delle Scienze di Parigi lo annoverò tra i suoi membri.

L'uomo Alessandro Cialdi si presta a varie considerazioni ma certamente è improbabile trovare, in una stessa persona, capacità che spaziano dal sapere scientifico e tecnico al saper affrontare situazioni imprevedibili, dalla navigazione oceanica, all'esplorazione lungo le sponde del Nilo, sino a raggiungere Assuan e la Nubia. Per il comandante, intraprendere vie nuove era una sfida alla quale non poteva rinunciare.

Un altro aspetto, meritevole di ulteriori ricerche, ruota intorno al rapporto d'amicizia tra Cialdi e Calamatta, grazie al quale Civitavecchia conserva il patrimonio, non valorizzato come si dovrebbe, delle opere di Luigi Calamatta. Le due personalità, apparentemente distanti per interessi, erano profondamente legate dal comune luogo d'origine e dalla stima reciproca per il livello dei risultati raggiunti nei rispettivi campi di attività.
 
da:  TRICOLORI SULLA FORTEZZA - Civitavecchia tra fine Settecento e Ottocento - Frammenti di storia, cronache, luoghi e leggende
 

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