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Luciani: “Il terminal container deve essere gestito da imprese locali”

terminal containerIl presidente della Compagnia Portuale esprime preoccupazione anche per la carenza di organico all'ufficio delle Dogane

CIVITAVECCHIA - "Sul traffico container non possiamo fare altro che confermare la nostra forte preoccupazione. Preoccupazione dovuta al fatto che MSC "occupa" da circa dieci anni uno spazio importante per le dinamiche portuali, essendo l'unica banchina all'interno del porto di Civitavecchia dedicata ai container, senza programmare la benché minima crescita ma limitandosi solamente a "vivacchiare" ad un livello nettamente inferiore rispetto alle potenzialità dell'infrastruttura portuale in concessione. Riducendo così il ruolo dello scalo locale quello di mero "parcheggio" di contenitori vuoti". E' quanto afferma il presidente della Compagnia Portuale Enrico Luciani che chiede all'Autorità Portuale di non rinnovare l'autorizzazione, e di conseguenza la concessione alla società.

"La Roma Terminal Container, società terminalista di MSC che attualmente è concessionaria del Terminal, è in trattativa con l'AdSP del Mar Tirreno Centro-settentrionale per il rinnovo dell'autorizzazione ex art 16 e, qualora questa non venisse rinnovata, decadrebbe automaticamente anche la concessione ex art 18. La cosa che noi portuali teniamo a sottolineare in questa fase di trattativa – spiega Luciani -, è che MSC, vale a dire il secondo armatore per traffico containers nel mondo, che nella nostra penisola movimenta circa 3.000.000 di teus, continua a guardare all' Italia con forte interesse, come evidenziato dalla recente volontà di aumentare la propria presenza presso il Terminal VTE e su Genova. Anche per questo riteniamo che non sia più tollerabile vedere il porto di Civitavecchia (lo scalo più prossimo al mercato di Roma che consuma circa 1.000.000 di teus all'anno) "mortificato" da Aponte, con previsioni di movimentazione che per questo anno sono addirittura inferiori ai 50.000 teus. Le reali intenzioni della compagnia armatoriale svizzera sono state, sono e saranno sempre quelle di non voler implementare il traffico container nel nostro scalo. Questa gestione scellerata, inoltre, sta creando problemi ad altri traffici come quello della frutta esotica di CFFT che da questa estate scarica i container delle banane su altre banchine. Il nostro auspicio è che a questo punto, considerando l'insostenibilità dell'attuale gestione, l'AdSP non rinnovi l'autorizzazione ex art 16, facendo così decadere automaticamente anche l'art 18. Crediamo fermamente che il Terminal container debba essere gestito da imprese locali che, anche consorziandosi, rendano finalmente la banchina 25 fruttuosa ed operativa, attirando quegli armatori che ad oggi, vista l'inaffidabilità del gestore, evitano di attraccare, e portando così il terminal a movimentare quei 300.000 teus che realisticamente può movimentare. Raggiungere quei numeri permetterebbe, alla città ed a tutto il comprensorio, di creare nuova, sana occupazione, nonché di stabilizzare il lavoro attuale; detto aumento dei traffici consentirebbe poi di portare "ricchezza" nelle casse delle Istituzioni e degli Enti locali e regionali. Sarebbe in sostanza una vera "boccata di ossigeno" per tutti gli operatori economici portuali, ma anche per i trasportatori e per quanti lavorano nella filiera logistica dei container. Questo tema, d'altronde, è strettamente connesso al problema della Dogana. Un eventuale, cospicuo sottodimensionamento dell'ufficio doganale potrebbe lasciar presagire la volontà di depotenziare ulteriormente il porto di Civitavecchia. Auspichiamo, per contro, che la visita del Ministro Delrio presso il nostro scalo, prevista martedì prossimo, possa servire anche a dissipare questo "spettro". A nostro modo di vedere l'attuale Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto grandi cose per la portualità tutta, ma una drastica riduzione dell'organico del nostro ufficio doganale rappresenterebbe senz'altro un grave errore strategico. Avere una Dogana efficiente – prosegue il presidente della Compagnia Portuale - è la conditio sine qua non per poter lavorare in un porto operativo e concorrenziale. Questa condizione deve necessariamente prescindere da mere logiche ragionieristiche e rappresentare un servizio operativo h24, che deve poter rispondere alle esigenze del porto. Per fare un esempio, se il reparto crocieristico, ancora il fiore all'occhiello del nostro scalo, necessita fin dalle prime ore dell'alba di una Dogana operativa e funzionale, quest'ultima deve necessariamente poter modulare la propria attività per far fronte a queste esigenze. È quindi assolutamente normale che la Compagnia Portuale sia affianco degli agenti marittimi, delle imprese e dei trasportatori nel lanciare il grido di allarme. A causa del descritto depotenziamento, infatti, Civitavecchia vedrà calare e diminuire ulteriormente quei pochi traffici che cerchiamo quotidianamente di difendere con "le unghie e con i denti". E' quindi necessario un immediato segnale di svolta anche su questo tema. Un segnale che necessariamente deve giungere in tempi rapidissimi dall'Ufficio centrale delle Dogane".

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Appunti

Pasquino/Li clikke

Co li clikke diventi senatore
Co li clikke diventi deputato,
Nun c'è bisogno che ce passi l'ore
Su li libri a studià come un forzato.

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