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Il Consiglio di Stato boccia l’appello del Comune: il servizio idrico passa ad Acea

Cozzolino e Manuedda: "Ignorata la volontà popolare. Valuteremo le prossime azioni"

CIVITAVECCHIA – Il servizio idrico passa sotto il controllo di Acea Ato2. La quinta sezione del Consiglio di Stato, presieduta dal dottor Giuseppe Severini, ha confermato la decisione del Tar, ed ha dato ragione alla Regione Lazio, alla stessa Acea e alla Città Metropolitana. La sentenza è arrivata dopo l'appello presentato dal comune di Civitavecchia, e da Agosta, Arsoli, Canale Monterano, Ladispoli, Marano Equo e Roviano, che avevano contestato l'affidamento ad Acea con concessione gratuita delle infrastrutture idriche comunali.

"È sconcertante e, sinceramente, inaccettabile apprendere dalla sentenza del Consiglio di Stato che, secondo i giudici: "ACEA ATO 2 s.p.a. è una società a integrale partecipazione pubblica". Si tratta di un'affermazione oggettivamente infondata - affermano il Sindaco Cozzolino e l'assessore all'ambiente Manuedda - , che ignora clamorosamente la presenza del 49% di capitali privati all'interno della società controllante ACEA spa. e, di conseguenza, la reale natura di ACEA ATO2 s.p.a. quale soggetto che opera sul mercato con ovvie finalità di profitto e che, però, anche grazie a quest'ultima sentenza, si troverebbe ad avere in affidamento diretto la gestione del servizio idrico anche in quei comuni, come il nostro, che ancora non era riuscita a risucchiare. La volontà popolare espressa nel Referendum del 2011 ha lanciato un messaggio di una chiarezza esemplare: "L'acqua non è una merce e, pertanto, la sua gestione deve essere integralmente pubblica". Da allora, è iniziata una capillare opera di demolizione di quello straordinario successo referendario da parte del Governo nazionale e, nel nostro caso, della Regione Lazio che, con l'Amministrazione Zingaretti, ha prima approvato e poi lasciato ad ammuffire, lettera morta, la Legge n. 5 del 2014 "Tutela, governo e gestione pubblica delle acque", nata dall'iniziativa dei comitati e dei Comuni per l'Acqua Pubblica. La sentenza pubblicata ieri, per i riferimenti normativi in essa contenuti, è indubbiamente figlia dell'ostinazione con la quale il Legislatore, ai vari livelli, ha voluto stracciare l'esito del Referendum, aprendo definitivamente la strada alla trasformazione di Acea in un mostro a più teste destinato a dominare nell'Italia centrale. Ora avvieremo un confronto in maggioranza e con il Movimento 5 Stelle regionale e nazionale per verificare quali potranno essere i prossimi passi e, già questa mattina, abbiamo attivato i contatti con gli altri Comuni che insieme a noi hanno iniziato questa battaglia legale perché ci teniamo ad analizzare anche con loro e con Movimenti per l'Acqua Pubblica gli effetti della decisione del Consiglio di Stato".

"Prendiamo atto della sentenza del Consiglio di Stato – dichiara invece il sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta – che, a nostro avviso, non tiene in debito conto quanto avvenuto negli ultimi dieci anni sul tema della gestione dell'acqua a cominciare dal referendum nel quale la maggioranza degli italiani aveva espresso parere favorevole al mantenimento della gestione pubblica delle risorse idriche. In queste ore ci stiamo consultando con gli altri sindaci dei Comuni che insieme a noi avevano fatto ricorso e valuteremo le prossime decisioni. Per quanto ci riguarda riteniamo la sentenza non operativa e, quindi, Flavia Servizi continuerà a gestire tutto il ciclo delle acque di Ladispoli. Siamo fiduciosi che ci possano essere i margini perché siano riconosciute le ragioni dei Comuni, oltre a Ladispoli, di Civitavecchia, Arsoli, Canale Monterano, Marano Equo, Agosta e Roviano".

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Appunti

Pasquino/er ciarlatano

Cor soriso che je scopriva er dente
Parlava da lo schermo ar cittadino,
Diceva che er futuro adè vicino,
Che presto nun ce mancherà più gnente.

Segue...